Donna prigioniera

Donna prigioniera è una scultura in legno di vite (radice) realizzata nel 1976, costruita a partire da una forma naturale che diventa struttura e significato. Il pezzo nasce dall’andamento tortuoso della radice: i volumi si alzano in verticale e si piegano come arti o rami, trasformando la materia grezza in un corpo simbolico, teso e trattenuto.

Al centro della composizione, la radice stringe e avvolge un elemento lapideo, trattandolo come un nucleo “imprigionato”: un contrasto netto tra la superficie scura e irregolare della pietra e la pelle lignea, più calda e venata, che la circonda con pressione. Le parti superiori, allungate e contorte, funzionano come segni espressivi: non descrivono in modo realistico, ma suggeriscono tensione, resistenza, gesto.

La lavorazione rispetta la natura della vite: nodi, fratture, cambi di direzione e increspature rimangono visibili e diventano parte della narrazione. Alcune zone appaiono più levigate, altre conservano un carattere ruvido, così che la luce crei un chiaroscuro vibrante sulle curve e sulle torsioni. Donna prigioniera si presenta come una scultura in cui forma e concetto coincidono: la radice, già “legata” nella sua crescita, diventa immagine di costrizione e forza, un corpo trattenuto che resta, comunque, in tensione vitale.